psicologia – Psicologa a Palermo Noemi Venturella https://www.psicologa-noemiventurella.it Psicologa a Palermo Sun, 26 Jun 2022 11:48:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 https://www.psicologa-noemiventurella.it/wp-content/uploads/2020/04/cropped-favicon-venturella-psicologa-palermo-3-32x32.png psicologia – Psicologa a Palermo Noemi Venturella https://www.psicologa-noemiventurella.it 32 32 “Diventare Psicologo” (con parole di 10 anni fa!) https://www.psicologa-noemiventurella.it/psicologo-psicologa-e-psicologia/diventare-psicologo-con-parole-di-10-anni-fa/ https://www.psicologa-noemiventurella.it/psicologo-psicologa-e-psicologia/diventare-psicologo-con-parole-di-10-anni-fa/#respond Sun, 26 Jun 2022 11:45:07 +0000 https://www.psicologa-noemiventurella.it/?p=1815 Oggi ho ritrovato questo file con un compito svolto durante la specialistica. Rileggendomi, ho pensato alle giovani che mi hanno recentemente chiesto di svolgere in studio il loro tirocinio formativo e soprattutto ai miei giovani pazienti sfiduciati per il loro futuro. Ho pensato a quanto è dura trovar-si, ma anche a come valga sempre la [...]

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Oggi ho ritrovato questo file con un compito svolto durante la specialistica. Rileggendomi, ho pensato alle giovani che mi hanno recentemente chiesto di svolgere in studio il loro tirocinio formativo e soprattutto ai miei giovani pazienti sfiduciati per il loro futuro. Ho pensato a quanto è dura trovar-si, ma anche a come valga sempre la pena di incoraggiarli, di sperare e di lavorare su & con se stessi per riuscire!

E quindi ecco in dono un Pezzetto-Testimonianza della me lottatrice e determinata di 10 anni fa:

“A partire dallo stimolo “DIVENTARE PSICOLOGO”, ti chiediamo di scrivere un testo di 2-3 pagine: scrivi liberamente tutto quello che vuoi e che ti viene in mente, senza riflettere troppo su ciò che vuoi esprimere e senza preoccuparti degli aspetti formali del testo.”

“Credo avessi 13 anni, dovevo scegliere la scuola superiore e stavo attorno a un grande tavolo con la mia famiglia. Non so come fosse possibile, ma già allora dicevo convinta: “voglio andare al liceo classico perché mi apre la mente e poi voglio studiare psicologia!”. Mia madre non era convinta di questa mia impulsività pre-adolescenziale, ma non poté che assecondarmi.

Da quando ho memoria, ho sempre voluto diventare psicoterapeuta. Forse perché ho molto sofferto per un’infanzia un po’ tradita da genitori che i genitori non li hanno saputi molto fare. Non so, ero convinta in questo modo di poter capire cosa non era andato nella mia vita e di aiutare e di aiutami.

Non direi però che la proiezione sia stato l’unico motore di questa mia determinazione. C’è sempre stato dell’altro, una propensione al dialogo, all’ascolto, al giustizialismo etico, alla libera espressione ed alla conoscenza interpersonale, mentale, empatica. Da piccola soffrivo per chi subiva ed era solo.

Ora psicologa lo sono, “junior”, come dicono, e forse vale poco, ma al di là dei sogni caramellati di una bambina, credo di aver fatto la scelta giusta. Non mi sono mai pentita di aver imboccato questa strada, neanche quando ho smesso di studiare per qualche anno. In effetti è stato difficile, questo sì: 46 materie per una laurea triennale ed eventi di vita che ti scombussolano, che ti rendono per molti versi “altro da te” e dalle tue aspirazioni.

Ma alla fine ce l’ho fatta: sono regolarmente iscritta alla magistrale, dopo l’altra paura di perdere un altro anno non passando i test d’ingresso, dopo aver superato la paura di non riuscire a scambiare parole e pensieri con colleghi forse troppo piccoli rispetto a me. Dopo aver lavorato 2 anni a contatto con la sofferenza di ragazzi psichicamente “dis-abili” ed essere scesa a compromessi con un’istituzione (lo Stato) che non li garantisce; con una struttura comunale che perde continuamente le sue finalità a forza di avere a che fare con uno Stato che non li garantisce; con i naturali narcisismi dirigenziali frutto di questa epoca.

La tredicenne che voleva fare la psicologa è cresciuta: è diventata una ventinovenne sempre più convinta di diventare PSICOLOGA!

A volte ancora – pur essendo felice di studiare ciò che studio, di ascoltare ciò che ascolto e di lavorare a contatto con ciò che ho studiato e che continuo a studiare – mi chiedo: cosa vuol dire per me? Perché per me è così fondamentale? …Come se avessi ansia di illudermi, forse.

Non ho una risposta solo razionale. Credo davvero di essere partita da quella bambina sofferente, credo che lei sia dentro di me a spingermi ogni giorno ad avere chiare le idee, a pensare, a diventare una professionista ed una persona migliore.
Indubbiamente sono partita da quella bambina, sono lei, ma sono anche altro: quei vissuti, quelle consapevolezze, mi hanno portato ad emozionarmi e a ridestarmi ogni volta che mi rendo conto che posso migliorare una dinamica mia e altrui… ogni volta che sento che, se non facessi questo, sarei una persona meno utile e poco realizzata… ogni volta che imparo come funzioniamo, perché dimentichiamo certe cose, perché ne facciamo altre e come potremmo fare diversamente.

“Diventare psicologo” allora per me cosa è?

  • E’ tutto, nel senso che la mia persona si identifica con questo desiderio e con questa realtà, ed è felice all’idea di questo.
  • Ed è niente, perché credo che questa “identità di psicologo” sia da costruire ogni giorno. Ed è “niente” non in senso depauperativo, ma nel senso che è una sfida. Da affrontare quotidianamente, prima sui libri, poi con la ricerca e con i pazienti, se ne avrò. E inoltre sempre e comunque con la propria testa.

NON CREDO SIA FACILE, ma forse NON IMPORTA!
Mi sono sempre o quasi guadagnata ciò che ho, e questo mi è servito.

Ora il contesto ci fa credere (e magari è anche vero) che per noi sarà impossibile avere un lavoro, una pensione, esercitare la nostra professione; ci dice che non c’è spazio per noi, anche se i nostri libri.
I nostri professori ci dicono invece (e questo credo sia vero) che di spazio ce n’è tanto, ma sono lo Stato e la gente che non capiscono.

Io invece lo capisco: vedo che “l’ottusità” imperante produce gente afflitta, vuota, irrequieta, satura, bisognosa di parlare, di ritrovare o ricreare la propria reale interiorità, di risalire alla verità del proprio Sé.

Le resistenze sono tante. Ma sarebbe bello, quantomeno, far capire che un aiuto psicologico dà molto, aiuta quando sei perso, fa riscoprire risorse che forse neanche si credeva di avere.

Questa è una di quelle sfide che vale la pena combattere senza vergogna, perché non fa male a nessuno se io racconto che l’ho provato sulla mia pelle e che oggi sono qui (laureata ed in salute) probabilmente grazie ad un percorso di questo tipo. Non c’è vergogna a consigliarlo ed a farlo, ed essere/diventare psicologi oggi è anche questo:
– esplorarsi
– esplorare e spiegare
– superare certe censure morali/sociali che “uccidono”
– aiutare a capire quelli che per la gente sono vicoli…
– e trasformarli in possibilità
– guadagnarsi una fiducia non solo perché questo ci gratifica come singole persone, ma perché sai perfettamente che questo aiuterà anche chi te la dà, questa fiducia. Perché sai che con un semplice “atto” “emotivo” stai aiutando qualcuno e che questo qualcuno poi forse un giorno scoprirà che possiede quella chiave da “circolo virtuoso” per regalare questa stessa fiducia a qualcun altro
– …e così via.
[…]”

Dopo 10 anni, posso dire che SI PUO’! Posso dire con fierezza e com-mozione ai miei giovani pazienti che, pur soffrendo, si mettono in gioco per riuscire, che POSSONO!

 

Ad maiora semper, con fiducia realistica (:

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Settembre https://www.psicologa-noemiventurella.it/cura/psicoterapia/settembre/ https://www.psicologa-noemiventurella.it/cura/psicoterapia/settembre/#respond Fri, 03 Sep 2021 20:09:08 +0000 https://www.psicologa-noemiventurella.it/?p=1796 "Cosa vorresti fare da grande?” La prefazione di “Pappagalli verdi” di Gino Strada inizia con questa domanda. E' questa la lettura che mi ha accompagnato nelle ultime settimane di riposo estivo. E ancora mi accompagna verso lunedì, il primo lunedì di Settembre, giorno della ripresa ufficiale del lavoro in studio. Mi accompagna con frasi e [...]

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“Cosa vorresti fare da grande?”

La prefazione di “Pappagalli verdi” di Gino Strada inizia con questa domanda. E’ questa la lettura che mi ha accompagnato nelle ultime settimane di riposo estivo. E ancora mi accompagna verso lunedì, il primo lunedì di Settembre, giorno della ripresa ufficiale del lavoro in studio. Mi accompagna con frasi e immagini di uomini feriti e menomati dalla violenza dei loro simili… Perché, pur se in modo diverso, nei pre-colloqui di agosto ho visto anch’io scenari di guerre sociali e familiari; soprattutto, ho visto ragazzi schiacciati, inesplosi, esplosi, tormentati dai sintomi e saturi di sofferenza spesso inesprimibile. Tante le richieste di aiuto. Tante le lacrime.

Ancora, questo libro mi accompagna perché la domanda “Cosa vorresti fare da grande?” che lo apre contiene il progetto: il progetto di sé che spinge verso la crescita personale e il futuro in un momento storico in cui è difficile pensarsi al di là dell’attimo fuggente. Abbiamo bisogno di progetti!

Inoltre, Gino Strada me lo porto perché – nonostante rafforzi la costante (pre)occupazione analitica per ciò che va accadendo nel mondo e per chi e cosa vengo ad accogliere io stessa in studio – mi fa ricordare che io da grande volevo fare la psicoterapeuta. Volevo fare questo lavoro già a 12 o 13 anni, e il progetto a poco a poco ha preso forma. A un certo punto ho avuto chiaro che volevo farlo in un’ottica in cui “la psicoterapia consiste proprio, ed anche, nel far sì che gli individui apprendano ad essere cittadini, che una volta usciti dallo stato di paziente abbiamo acquisito un’auto-coscienza ed una consapevolezza tale da essere ora finalmente capaci di relazionarsi con se stessi e con gli altri in una forma basata sulla fiducia verso se stessi e gli altri, sull’altruismo attraverso cui rispecchiarsi negli altri e sostenerli e sulla democraticità come riconoscimento degli altri CITTADINI come loro”.

Oggi lo sono (psicoterapeuta) e sento la responsabilità, la meraviglia e la fatica di questo mestiere.

Fare questo lavoro significa per me, come dice Maurizio Andolfi, è “fare del proprio meglio per utilizzare le proprie parti migliori. Uso tutte le parti che ho: il mio lato bambino, il mio umorismo, la mia parte più seria, la mia esperienza , la mia voce, l’intuizione…. essere terapeuti: dal fare all’essere, dal fare terapia all’essere terapeuta che significa: usare se stessi completamente. Dare a se stessi il permesso di fare quello che si ritiene più utile ed efficace nella specifica situazione. Ci sei tu con te stesso e la tua esperienza….la scuola della vita, gli eventi della vita. introdurre nella scuola della vita delle famiglie un po’ di speranza, nuove energie, nuove possibilità… attraverso gli errori e i fallimenti…”.

E’ con questi sentimenti – uniti sempre alla bellezza del vedere e ri-vedere, dell’incontrare e re-incontrare, del costruire e del co-costruire – che mi approccio alla ripresa ufficiale del lavoro con i miei pazienti questo primo lunedì di Settembre.

Con me porto questo libro perché so bene che io da grande volevo fare la psicoterapeuta, anche in mezzo alla sofferenza e alle guerre interne ed esterne. E perché anch’io, mentre non mi tiro indietro, “Spero solo che si rafforzi la convinzione […] che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall’altra parte, per non vedere la facce di quanti soffrono in silenzio” (Gino Strada).

I tempi delle palingenesi rivoluzionarie assolute e totalizzanti sono finiti, ma ci sono luoghi di rivoluzione nei posti più impensati” (Moni Ovadia).

Buon lavoro a tutti!

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BIBLIOGRAFIA

Andolfi M. (2014), Teacher in the School of Life, in Insegnante nella Scuola della Vita (2014) – IMDb

Strada G. (1999), Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra, Feltrinelli, Milano.

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Psiche + Soma: la Psicosomatica https://www.psicologa-noemiventurella.it/psicologo-psicologa-e-psicologia/psiche-soma-la-psicosomatica/ https://www.psicologa-noemiventurella.it/psicologo-psicologa-e-psicologia/psiche-soma-la-psicosomatica/#respond Thu, 01 Apr 2021 20:44:50 +0000 https://www.psicologa-noemiventurella.it/?p=1712 Come dice la stessa parola, la “Psicosomatica” (dal greco psiche, “anima”, + soma, “corpo”) è una scienza che si concentra sulle connessioni e sulle interazioni tra questi due mondi apparentemente distanti. "In un'accezione ristretta, con il termine 'psicosomatica' si intende quella branca della medicina che si occupa di disturbi organici che, non rivelando alla base [...]

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Come dice la stessa parola, la “Psicosomatica” (dal greco psiche, “anima”, + soma, “corpo”) è una scienza che si concentra sulle connessioni e sulle interazioni tra questi due mondi apparentemente distanti.

“In un’accezione ristretta, con il termine ‘psicosomatica’ si intende quella branca della medicina che si occupa di disturbi organici che, non rivelando alla base una lesione anatomica ο un difetto funzionale, sono ricondotti ad un’origine psicologica.

In un’accezione più ampia si intende invece quella concezione che – oltrepassando il dualismo psicofisico che, secondo il modello cartesiano, separa il corpo dalla mente – guarda all’uomo come a un tutto unitario dove la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio (U. Galimberti, Dizionario di psicologia, UTET, 1992).

Parlare di “psicosomatica” significa in sintesi parlare contemporaneamente del corpo e della mente e della loro costante relazione!

In particolare…

  • La parola „PSICHE“, ovvero “anima”, ha il doppio significato di “principio o sostanza vitale” e di “carattere personale”.

  • Il concetto di „CORPO“ comprende maggiori sfaccettature:

  1. A livello “medico”, il termine “soma” (dal greco sàgma = peso, fardello) esprime la dimensione biologica, più fisica, del corpo: l’uomo “ha un corpo”, nel senso di qualcosa di concreto e tangibile, ed “è un corpo”, nel senso che esso è parte della sua identità.

  2. Il corpo è anche una costruzione mentale, una rappresentazione di sé che si forma nella prima infanzia e si modifica per tutta la vita.

  3. Il corpo svolge inoltre un’importante funzione relazionale. Esso è fin dall’inizio vissuto in comunicazione con l’altro; attraverso il linguaggio non verbale possiamo esprimere emozioni e sentimenti, manifestare l’idea che abbiamo di noi stessi e veicolare aspetti che riguardano il nostro rapporto con gli altri.

  4. In ambito psicologico, il corpo è inteso come luogo di espressione (o di ricaduta) dell’esperienza psichica. Indica, in tal senso, la dimensione corporea dell’esistenza psichica!

Come infatti vediamo nei nostri studi di psicoterapia (ci siamo recentemente confrontate su questo con la cara collega dott.ssa Gullì!), fenomeni psichici e corporei sono strettamente legati (pensiamo ad es. ai disturbi d’ansia e ai paralleli sintomi sia psichici, sia fisici che generano!) e questo fin dalle origini della vita.
La psicologia dello sviluppo ci spiega come in un primo momento i vissuti del bambino coincidano con l’esperienza che egli ha di sé come corpo. Inoltre, inizialmente il neonato non percepisce distinzione tra sé e il corpo materno: egli attribuisce all’altro ciò che prova e, nello stesso tempo, riceve dall’altro una prima immagine di se stesso.
Con il tempo e all’interno di una relazione calda e sintonica con la madre, il piccolo sviluppa gradualmente la capacità di elaborare le proprie sensazioni sotto forma di pensieri, fantasie e sogni, differenziandole dai processi biologici e attribuendo loro un significato psicologico. Contemporaneamente, si formerà nel bambino un’idea di se stesso da un punto di vista corporeo (es. dello “schema corporeo” o “immagine del corpo”, della coscienza del proprio corpo, etc.).

Nonostante questi evidenti intrecci, entro lo studio dei fenomeni umani si è strutturata nel tempo una „scissione“ tra tra corporeo e psichico, per cui…

  • la medicina si è interessata soprattutto allo studio del corpo;

  • la psicologia ha trascurato gli aspetti biologici, occupandosi prevalentemente della vita mentale.

Ciò ha fatto perdere di vista l’unicità degli esseri umani, comportando importanti incomprensioni e gravi atteggiamenti riduzionistici nella lettura e nella cura della sofferenza umana.

Per fortuna, tuttavia, oggi è frequente sentire parlare di disturbi psicosomatici e degli effetti dello stress, delle emozioni non elaborate e dei disagi psicologici sulla salute fisica e sul benessere. Per questo motivo ho voluto scrivere di psicosomatica, ambito di studi incontrato all’università e che approfondirò prossimamente. Essa mi ha avvicinato alla fondamentale idea di pensare i miei pazienti come Esseri Complessi, fatti insieme di corpo & di mente; il corpo e la mente sono due facce della stessa medaglia: la loro articolata umanità!

La gruppoanalisi mi ha poi condotto ad approfondimenti ancor più specifici, e in particolare all’idea che la vita umana, come mostrano anche le neuroscienze, sia insieme mente, corpo & relazione! Essi vanno intesi come una Triade scindibile solo per comodità; sono infatti tre aspetti basici, ontologici, senza i quali non si dà esistenza!

Forse a sorpresa, direi in conclusione che la matrice originaria nel e dalla quale si nasce come “individui” non sta né nello psichico, né nel somatico.
“L’origine” sta nella relazione: senza essa, l’individuo non può essere concepito (né fisicamente, né psichicamente!) e non diventa “uomo”, né nel corpo, né nella mente.

Da relazioni si nasce. Di relazioni ci si ammala. Di relazioni, soprattutto, si guarisce ❤

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